FESTIVAL DEI POETI
AULA MAGNA - UNIVERSITÀ LA SAPIENZA
Roma, 19-20-21-22 settembre 1981

a cura di Simone Carella e Franco Cordelli
in collaborazione con Ulisse Benedetti,
Renato Nicolini, Mario Romano 
letture performative coordinate dagli improvvisatori toscani
Nello Landi, Florio Londi,
Edilio Romanelli, Gianpace Tognoni
e dagli improvvisatori laziali  Brunetto Moggi, Felice Tazzini, Pompilio Toliacci, Francesco Vincenti
accompagnati dall’ex “collega”  Roberto Benigni

Poeti stranieri:
Hans Bak, Amina Baraka (Sylvia Jones), Amiri Baraka (LeRoi Jones), Edward Brathwaite, Victor Casaus, Fay Chiang, Jayne Cortez, Friedrich Christian Delius, René Depestre, Evgenij Evtušenko, Juan Gelman, Bernard Noel, Heidi Pataky, Okot Polibek, Luis Reyes Rivera, Jesper Svenbro, Mario Trejo, Gruppo Studenti Persiani.

Poeti italiani:
Edoardo Albinati, Mario Baudino, Dario Bellezza, Alfonso Berardinelli, Carlo Bordini, Nanni Cagnone, Francesco Capasso, Vincenzo Cerami, Marco Ceriani, Massimo Cescon, Giuseppe Conte, Michelangelo Coviello, Milo De Angelis, Antonio Debenedetti, Tommaso Di Ciaula, Tommaso Di Francesco, Enzo Di Mauro, Marta Fabiani, Bianca Maria Frabotta, Milena Gherardi, Giovanni Giudici, Alfredo Giuliani, Tomaso Kemeny, Vivian Lamarque, Francesco Leonetti, Marco Lodoli, Attilio Lolini, Valerio Magrelli, Cesare Milanese, Giorgio Manacorda, Dacia Maraini, Anna Mongiardo, Roberto Mussapi, Elio Pagliarani, Renzo Paris, Sandro Petrignani, Paolo Prestigiacomo, Giuseppe Pontiggia, Antonio Porta, Giovanni Raboni, Daniela Ripetti, Amelia Rosselli, Edoardo Sanguineti, Gregorio Scalise, Gino Scartaghiande, Gabriella Sica, Giovanna Sicari, Maria Luisa Spaziani, Roberto Trovato, Giuseppe Trucillo, Patrizia Valduga, Paolo Valesio, Sebastiano Vassalli, Ciro Vitiello, Paolo Volponi, Andrea Zanzotto, Valentino Zeichen.

[…] «“All'inizio, il festival di quest'anno doveva essere il ‘Bar’ della poesia, dice Simone Carella, uno dei ‘tre moschettieri’, ideatore insieme a Franco Cordelli e Ulisse Benedetti di Castelporziano e Piazza di Siena. Parla ‘sprofondato’ su un divanetto rosso al teatrino Beat72, dove fa il regista. Gesticola, va avanti e ritorna indietro col discorso: "doveva essere la frantumazione del palcoscenico, dove si sono esibiti i poeti degli anni passati. Nell'ex Mattatoio volevamo costruire tanti ‘minibar’ dove ogni poeta poteva ‘recitare’”. […]

Dai “Bar” del Mattatoio all'Università. Ti pare un cambiamento da poco?

“Il poeta al bar era giustificato all'inizio dell'estate. Ma si è perso molto tempo con le elezioni. Poi: Nicolini sarebbe rimasto o meno in sella? Il festival è stato deciso molto tardi ma ha un'ambizione: rovesciare completamente l'immagine delle manifestazioni culturali dell'estate romana come ‘puro’ divertimento. Poi Massenzio, Villa Ada per esempio,  si svolgono di sera. La sera, in teoria, è il momento del divertimento. Il Festival dei Poeti di quest'anno si svolgerà di giorno per dimostrare che festa non è”.

Sarà dissacrata l'Università?

“No. Forse sarà consacrata dalla presenza viva dei poeti. Un luogo in cui, questi ‘fantasmi della parola’, non entreranno se non tra cinquant'anni su qualche noiosa antologia.  Poi vorrei capire perché se uno va a Fisica trova Ruffini se va a Biologia trova Tecce che sono i massimi scienziati italiani. Ma se vai a Lettere tra i professori non ‘incontra’ nemmeno un ‘grosso’ narratore o un poeta di serie A. Solo critici asettici col codazzo di assistenti saccenti”.

Fuori i nomi dei poeti di quest'anno.

“La maggioranza saranno italiani. Speriamo in Andrea Zanzotto. Sicuri: Alfredo Giuliani, Anna Mongiardo,  Giovanni Giudici, Elio Pagliarani, Dario Bellezza, Antonio Porta, Amelia Rosselli e tanti altri. Gli stranieri? Non sono stati invitati quelli della Beat Generation. Hanno fatto il loro tempo. Ci saranno invece: l'americano LeRoi Jones, e i russi Iosif Brodskij, Bella Achmadulina…”.

Mentre pronuncia i nomi dei poeti Simone sbadiglia.

“Che ho? Come Cordelli i poeti non li sopporto più. Ne frequento troppi”».

Salvatore Taverna, "I poeti all'Università: ecco perché il festival si farà lì", Il Messaggero, 25 agosto 1981


[…] «“I meeting di poesia l'Università li vedo come un primo approccio utile per chi non si è mai interessato alla materia poetica”, dice Andrea Zanzotto, massimo poeta vivente. “Trovo eccellente l'idea di portare i poeti all'Università. Immagino che nell'Ateneo romano non ci sarà solo lettura ma anche domande da parte del pubblico e risposte da parte nostra”, dice Antonio Porta, formatosi nel gruppo ‘63.  E Anna Mongiardo poetessa bukowskiana: "stavo meglio al galoppatoio (l'altr'anno il festival si è tenuto a Piazza di Siena) però all'Università ci vado lo stesso. Per me tutto va bene: ovazione, indifferenza, linciaggio. Sono ‘rotta’ a tutto. E poi vuol dire che avrò il vantaggio di ‘dileggiare’ l'Accademia insieme alla poesia".

Alfredo Giuliani, poeta e critico letterario, invece: "l'Università è il posto più adatto. Mi sembra normale. I poeti ci hanno messo piede tante volte. Quindi non capisco le polemiche".

Altro giro. Facoltà di poesia?

Zanzotto: "sono molto dubbioso. La poesia nasce dalle letture, emozioni, rotture che ci succedono dentro. L'altro ieri ne ho scritta una. È nata dopo dieci giorni di dolori fisici. Se avessi fatto il corso universitario l'avrei creata diversamente, con calma, a tavolino, quando sarei stato bene".  Porta: "idea coerente ma difficile da attuare negli Atenei forse è possibile costituire un archivio di ‘quesiti’ su tutti i poeti più rappresentativi". Mongiardo: "non lo affideranno a me perciò il problema non mi riguarda". E Giuliani: "una facoltà? È assurdo ma può esserci un corso di laurea".

Salvatore Taverna, "Ai poeti il idea va a genio: "All'Università ci saremo tutti", Il Messaggero, 19 settembre 1981


[…] «"Nel ‘68, quando tutto era diventato sociologia e politica, da noi c'erano pochi disperati che continuavano a parlare di poesia", mi dice Luigi De Nardis, preside della Facoltà di Lettere. Poi in replica alla provocazione di Simone Carella, uno degli organizzatori del festival che in una intervista al Messaggero (25 agosto)  aveva detto: "A Lettere insegnano solo critici asettici col codazzo di assistenti saccenti". Il preside: "Non so se si possono chiamare critici asettici Giovanni Macchia, Walter Pedullà, Carmelo Samonà e altri".
La notizia: il festival di poesia da Castelporziano da Piazza di Siena all'Università ha incuriosito, insospettito, messo in ansia molti professori. Qualcuno, come Carmelo Samonà,  docente di letteratura spagnola e narratore, si dichiara completamente estraneo a questo tipo di manifestazione: "c'è una mia incompatibilità psicofisica.  È come se mi dicessero di cantare in un coro di alpini o di partecipare a una festa da ballo: non ci riuscirei… Festival dei Poeti una novità? Non mi pare. Già in Russia i tempi di Majakovskij, in Spagna all'epoca di Garcia Lorca e di Rafael Alberti  ‘si andava verso il popolo’ facendo letture pubbliche di poesia". Walter Pedullà, professore di letteratura italiana moderna e contemporanea non risparmia critiche: "il risultato è quello di far entrare nell'Università i poeti di cui Simone Carella ha fatto l'elenco? C'è da dire che questi poeti a ‘parlare’ in Facoltà ci vengono spesso, quindi il festival è inutile… Ma io faccio ugualmente il tifo per il suo successo. Mi auguro, però, che chi lo realizza ci creda un po' di più ". Gli organizzatori del festival hanno proposto anche di istituire una facoltà di poesia. Carmelo Samoná: "Non ha né capo né coda. È una contraddizione in termini ". Walter Pedullà: "O è uno scherzo o è un colpo di sole". E Alessandro Gebbia, giovane assistente di letteratura angloamericana: "un'ambigua utopia. Questi esperimenti sono destinati al fallimento o a un successo molto limitato. Un esempio: il Naropa Institute  in Colorado creato da Ginsberg e Corso in memoria di Kerouac,  doveva diventare la fucina delle nuove generazioni di poeti americani. Invece, la poesia degli ultimi anni si è andata sviluppando altrove. Le minoranze etniche (i chicanos, i neri, i portoricani, gli indiani) ne sono la riprova… Anche se a qualcuno non piace", continua Gebbia, "in realtà tutto il lavoro della Facoltà è e non può che essere indirizzato alla ricerca letteraria. Questa kermesse lasciano il tempo che trovano. Esalteranno i cultori dell'effimero, ma lasciano perplessi quanti ancora (e sono tanti) credono nella funzione positiva ed educativa della critica".

Salvatore Taverna "La Facoltà di Poesia? ‘O è uno scherzo o è un colpo di sole…’", Il Messaggero, 10 settembre 1981


[…] «Per scatenare il solito uragano di applausi che puntualmente lo accoglie, a Roberto Benigni è stato sufficiente pronunciare due semplici parole, prive di ogni forza comica se messe in bocca a qualsiasi misero mortale: "Ed ecco". […] È arrivato un'ora e mezzo  dopo l'inizio della tenzone poetica, quando i suoi colleghi avevano affrontato con grandissimo successo di pubblico temi come l'acqua e il vino, l'amore platonico e l'amore carnale. Dopo quell'iniziale "Ed ecco", che gli ha meritato gli applausi, Benigni si è scusato con il 

pubblico per la sua scarsa puntualità: "Vedo che qui ci sono grandi e bambini / cari amici mi scuso del ritardo / speriam che non s'incazzi Nicolini" e ha dato inizio a un interminabile show. I poeti improvvisatori come si sa, ‘cantano’ su argomenti imposti dal pubblico. Spesso si lasciano andare a tenzoni a due (dette anche ‘distorni’) su un argomento. A Benigni il pubblico ha chiesto di esibirsi in un trio: interpretare i personaggi di Berlinguer, Craxi e Andreotti. Tre, insomma, tra gli ospiti più frequenti nelle sue tirate, sul mondo politico. Accompagnato da Edilio Romanelli e da Florio Londi, Benigni ha descritto un Berlinguer mezzo asceta: "Sono magro magro, non mangio neanche i tosti", un Andreotti propenso a cambiare continuamente idee e opinioni, un Craxi assai incline ai piaceri della vita. 

Mescolati nel pubblico, poeti ‘seri’ come Giovanni Raboni e Anna Mongiardo, osservavano la scena divertiti e forse, chissà, anche un po' preoccupati per tutti quegli applausi».

Paolo Conti, "Benigni preomerico ‘fa il verso’ ai politici", Corriere della Sera, 21 settembre 1981