INTITOLAZIONE A GINO DE DOMINICIS

da un’idea di
Simone Carella e Pio Monti

Civico 66 di via San Pantaleo
domenica 29 novembre 2015, Roma

«Il luogo in cui un artista ha vissuto e lavorato conserva e custodisce la memoria della sua esistenza. Gino De Dominicis ha vissuto e lavorato in questo palazzo storico di via S. Pantaleo 66 e la notte di domenica 29 novembre 1998 qui ha cessato di vivere. La data e il giorno coincidono, e per questo simbolicamente lo ricordiamo con questo gesto pubblico: anche noi vogliamo additare ai passanti la presenza di un Artista, con la rappresentazione di una sua opera, Tentativo di volo, una presenza effimera dell’opera di Gino De Dominicis, "l’Immortale".»

Pio Monti e Simone Carella

[…] «“Giocare con la morte: durante l’allestimento della mostra ‘Lo sbaglio, lo spazio, il tempo’”, racconta ad Artribune Simone Carella, “aiutavo Gino a sistemare lo scheletro dell’uomo con i pattini con lo scheletro del cane al guinzaglio: era una notte di dicembre nel garage di via Beccaria (galleria L'Attico), improvvisamente scoppiò un fragore di suono di campane, era la mezzanotte di Natale e, dopo un attimo di smarrimento, Gino scoppiò nella sua mitica risata e disse ‘però… mentre tutti festeggiano la nascita del Bambinello, noi giochiamo con la morte’”». [...]

Massimo Mattioli, "Roma avrà il Palazzo Gino De Dominicis. Pio Monti e Simone Carella intitolano al grande artista il luogo in cui ha vissuto e lavorato", Artribune, 28 novembre 2015

[…] «Quando l’hai conosciuto Gino?
In quegli anni lì (1968). Gino ha sempre avuto un sacco di soldi. Era iscritto all’Accademia però aveva un appartamento all’ultimo piano nel palazzo di fronte.
Comunque lì coinvolsi varie persone come Mario Romano o Nino Giammarco.

Ma organizzaste qualcosa all’interno dell’Accademia?
No, non abbiamo mai prodotto spettacoli. Era più un progettare. All’epoca c’era Sante Monachesi e tutta una cricca di studenti (Delli Santi, Romano etc.) che si era aggrappata a lui. Monachesi era un artista estroso. All’epoca aveva fondato il movimento agrà (agravitazionale) che sosteneva un’arte cosmica senza la gravità. Andava nei ristoranti con un codazzo di 10/20 persone. 

Regalava le opere ai proprietari e offriva da mangiare a tutti. Aveva anche fondato un corso per insegnare la tecnica dell’affresco. L’Accademia era un luogo molto vivace. Da lì ho conosciuto Gino e tutto il giro dell’Attico.

E Lo Zodiaco di Gino l’hai visto?
Certo. Ero collaboratore di Gino, lo aiutavo a fare tutto. C’era un’amicizia stretta. A quel punto mi ero staccato dall’attività del Dioniso anche perché Giancarlo Celli voleva trasformare il gruppo teatrale in una vera e propria comunità anarchica e trasferirsi in Sardegna. A me della comunità non me ne fregava un cazzo. Così lui andò in Sardegna ed io rimasi a Roma stringendo rapporti con il giro dell’arte». [...]

Luca Lo Pinto, "Romanzo di un giovane povero - Una conversazione con Simone Carella"Doppiozero, 2014

Artribune - M. Mattioli
Agenzia Radicale - G.Lauricella