LUNEDI DELLA MUSICA
MODERNA E CONTEMPORANEA

a cura di Simone Carella

Organizzazione e promozione
di stagioni
di concerti dal 1971 al 1976

 

Beat72 - Roma

[...] «Quando aveva aperto il Beat72?

Nel 1965/66. Io ci sono andato nel 1970 per via di un gruppo di musicisti che avevo conosciuto: Antonello Neri e Giancarlo Schiaffini. Erano successivi a Nuova Consonanza, che era il gruppo d’avanguardia per eccellenza insieme a Musica Elettronica Viva ovvero gli americani (Alvin Curran, Allan Bryant, Frederic Rzewski), che suonavano nel Teatrino di via Belsiana. Era una chiesa sconsacrata gestita dal gruppo di Dacia Maraini, Alberto Moravia, Gian Maria Volontè. Era un gruppo di teatranti, attori, intellettuali più rappresentativi e conosciuti. [...] Mi ricordo quando La Monte Young venne nel 1974 per presentare The Well Tuned Piano all’interno della rassegna “East-West Music” e voleva un pianoforte Bösendorfer.

Lo stesso di Charlemagne Palestine…

Sì. Fabio [Sargentini, ndr] era disperato perché non si riusciva a trovare. Quando me lo chiese, gli risposi “Ma ce l’abbiamo al Beat72!”. Lo usavamo per la nostra stagione di concerti che si teneva ogni lunedì. L’idea era nata parlando con Antonello Neri al quale proposi di organizzare una serie di concerti al Beat72 il lunedì (il giorno che facevano riposo). Mi presentai da Ulisse Benedetti, che all’epoca non conoscevo bene, il quale accolse subito l’idea. Lì iniziò la collaborazione con il Beat dove poi fui coinvolto più profondamente. [...] Fu la prima stagione di teatro sperimentale fatto a Roma. Presentammo Le 120 Giornate di Sodoma di Vasilicò, Pirandello Chi? di Memè Perlini, La conquista del Messico di Bruno Mazzali e L’Angelo Custode di Giorgio Marini. Una stagione coi controcazzi che a Roma non esisteva. In più ogni lunedì c’era un concerto di musica contemporanea. Antonello [Neri, ndr] conosceva Angelo Fabbrini che affittava pianoforti e che gentilmente ci diede il famoso Bösendorfer che poi prestammo a Sargentini per far suonare La Monte Young. Mi ricordo La Monte vestito da indiano con la barba lunga che quando lo vide gli prese un colpo. Con quel pianoforte realizzò il celebre The Well Tuned Piano, che consisteva sostanzialmente nello scordarlo. Il “ben intonato” sarebbe come il clavicembalo ben temperato di Bach. Era intonato secondo una scala tonale indiana secondo cui gli intervalli di frequenza tra le note è costante.

Tutti loro (La Monte Young, Terry Riley, Charlemagne Palestine) erano molto influenzati da Pandit Pran Nath…

Soprattutto La Monte e Terry Riley.

Prima mi hai detto che Palestine non volle suonare con quel Bösendorfer. Perché?

Figurati se voleva suonare sul pianoforte di La Monte. Anche se avesse voluto, era tutto scordato. Siamo dovuti andare a recuperare un altro Bösendorfer. Fu l’anno dopo però. Comunque La Monte Young si portò il suo a New York e lo vendette come opera a Heiner Friedrich. Come vedi le mie esperienze personali sono sempre intrecciate. Ne sono molto fiero». [...]

Luca Lo Pinto, "Romanzo di un giovane povero - Una conversazione con Simone Carella"Doppiozero, 2014

LINK DI RIFERIMENTO
Alvin Curran web site