ESEMPI DI LUCIDITA'

di  Mario Romano e Simone Carella
in collaborazione con 
Ulisse Benedetti

 

Beat72 - 1978, Roma

[...] «Un teatro riproducibile, come potrà essere? Per esempio sarà un teatro che non avrà bisogno di agenti riproduttori, ma in grado di riprodursi da sé. L'agente riproduttore più importante, riconosciuto almeno come tale, è l'attore, quindi un teatro che non avrà bisogno di attori. A cosa affiderà allora la propria riproducibilità? L'affiderà a degli strumenti, come per esempio la registrazione. Diventerà un teatro che può essere registrato o memorizzato in tutti i suoi momenti [...] Esempi di lucidità è il primo tentativo di sviluppare questo discorso. Infatti aveva una struttura modulare e riproducibile, cioè era composto di tre elementi base primari. Ciascuno aveva una vita propria nel senso che poteva essere fruito indipendentemente dagli altri. Insieme si completavano in maniera modulare, cioè potevano essere messi uno accanto all'altro in posizione diversa, uno prima o uno dopo non aveva alcuna importanza, però riuscivano a determinare una successione temporale e una successione fisica, nel senso ad esempio che lo spazio da vuoto diventa pieno attraverso l'azione.

E quindi un agente fondamentale era appunto l'aria che riempiva una struttura che era in grado di contenerla, il suono era un suono che poteva stare per conto proprio, aveva una natura ben definita per niente subordinata a nessuno degli altri elementi dello spettacolo, era appunto la registrazione di una serie di messaggi, era il messaggio per eccellenza, come quello radiotelescopico, cioè una modulazione portante che resta sempre uguale, fino a quando questa modulazione andrà a sbattere contro un corpo e poi ritornerà indietro fornendo così una serie di informazioni sulla distanza, sul tempo, eccetera. È un elemento a sé stante, insomma, quindi come lo spazio, il suono, la luce. Per la luce di terra era uguale, aveva proprietà combinatoria, cioè non soltanto doveva illuminare quello che stava succedendo, ma illuminava se stessa, si esprimeva nel proprio accendersi e spegnersi da sola e insieme ad altre luci in tempi diversi o uguali. Ecco, questo può essere un esempio di teatro modulare, fantascientifico, riproducibile, teatro che non ha bisogno di niente al di fuori di sé, di niente al di fuori di rappresentarsi, nel momento in cui si rappresenta». [...]

Giuseppe Bartolucci, Lorenzo e Achille Mango, Per un teatro analitico esistenziale, Studio Forma, Torino, 1980, pp. 31-33

Paese Sera - F.Cordelli
La Repubblica - N.Garrone
Silvana Sinisi