Giacomo Balla - Igor Stravinskij
FEU D’ARTIFICE

regia Simone Carella

ricostruzione scena 
1978: Gianni Dessì, Domenico Bianchi
Marco Pistolesi

1980: Mario Romano

Teatro dell’Opera di Roma, 1978
Università di Stanford (USA), 1980

[...] «"È proprio vedendo la ricostruzione di Marchegiani [...] che mi venne in mente di realizzare Feu d'artifice in teatro. [...] Quella volta - afferma Carella - feci distinzione tra le parti opache e quelle traslucide, usando rispettivamente compensato dipinto e carta giapponese. Cercai anche di ricostruire esattamente - cosa impossibile da ottenersi con il modellino - le originali combinazioni tra i colori della scena e quelli delle luci filtrate dalle gelatine".

A un anno di distanza dalla rappresentazione al Beat, Carella venne  invitato a ricostruire Feu - finalmente in scala reale - all'interno di una rassegna di Ballets des Peintres, all'Opera di Roma; nel luogo, cioè, del vecchio Teatro Costanzi. 

[Il Teatro Costanzi, poi Teatro dell'Opera di Roma, dove il 12 aprile 1917 Giacomo Balla aveva ideato Feu d'artifice su musiche di Igor Stravinskij all'interno dei Balletti Russi di Sergej Djagilev, n.d.r.]

"È stata una specie di rivincita della storia - dice - poter ricostruire uno spettacolo mitico nel luogo del suo fallimento concreto, avendo disponibili quei mezzi la cui mancanza ne aveva decretato l'insuccesso. In realtà la situazione tecnica trovata all'Opera non era molto differente dai tempi di Balla. Dovemmo apportare delle innovazioni; per potere usufruire, tra l'altro, dell'indispensabile effetto lampo, di accendi-spegni, prima impossibile. Il risultato fu emozionante. Alla 'prima' le figlie di Balla erano molto commosse nel ricordo del loro 'povero papà' che aveva lottato tanto per fare quello spettacolo, senza riuscirci".
Nell'ottobre '80, Carella realizzò in California, su invito del Dipartimento di Teatro dell'Università di Stanford, un'ulteriore ricostruzione in scala reale.» [...]

Fabrizio Crisafulli, "Feu d'artifice: le tante vite di uno spettacolo", Next, n° 15, sett.-nov. 1989, pp. 20-21

[…] «Una volta mi chiamò il Teatro La Fenice a rimettere in scena Feu d’artifice. Era un balletto senza ballerini realizzato nel 1917 da Giacomo Balla con musiche di Stravisnkij. Una piccola suite sinfonica di 3 minuti e 50 secondi. Sulla musica di Stravisnkij, Balla aveva realizzato una scenografia astratta che veniva illuminata a seconda delle diverse sequenze musicali con 130 cambiamenti di luce.
Scoprii questa cosa e trovai il modellino della scenografia alla Galleria La Salita. Mi sono detto “Cazzo. Io faccio il teatro senza attori e Balla nel 1917 ha fatto una cosa del genere”. Mi sono detto “Voglio vederlo!”. Così mi sono procurato i disegni originali e le piante dalle figlie di Balla e l’ho ricostruito in scala 1 a 4 dentro il Beat nel 1976. Mi feci da solo un impianto luce in grado di produrre tutti i 130 cambiamenti.
Dopo averlo rifatto al Teatro dell’Opera, mi invitò anche il Teatro La Fenice. Quando gli chiesi il compenso, mi risposero che potevano darmi 300.000 lire ovvero quanto mi aveva offerto il Teatro dell’Opera solo come extra - oltre tre milioni di cachet - per creare l’impianto delle luci! Mi dissero “Ma ne diamo 600.000 a Gianfranco de Bosio…”. E io “Allora fatelo fare a de Bosio!”. Capito come va il mondo?!» [...]

Luca Lo Pinto, "Romanzo di un giovane povero - Una conversazione con Simone Carella"Doppiozero, 2014

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