Dario Bellezza
MORTE FUNESTA

ideazione  Simone Carella

in collaborazione con
Mario Romano e Ulisse Benedetti

 

Galleria d'Arte Moderna - Gennaio 1979, Roma

[...] «Naturalmente con il lavoro che stiamo facendo adesso, cioè Morte funesta, l'ipotesi è quella di continuare sulla stessa strada (ndr del teatro che si auto-riproduce, come in Esempi di lucidità) aggiungendo un altro elemento ancora, che è provocatorio in sé, rispetto anche a noi stessi, anzi a noi stessi soprattutto: questo elemento è il testo. Questo testo provocatoriamente non lo pretendiamo, lo andiamo a chiedere ad un poeta, a colui cioè che ha il dono della parola, e ci sottoponiamo alla sua azione, che è un'azione coercitiva, repressiva [...] In questo, proprio recuperando tutto quello che di idealistico c'è, proprio nel senso kantiano, in questa analogia, con tutto quello che c'è di scientifico, quindi materialistico che ci può essere in tutto ciò che è venuto dopo l'idealismo, il protagonista dello spettacolo teatrale sarà il tempo.

Ora, il tempo è protagonista assoluto di tutto ciò che facciamo, e non solo dello spettacolo teatrale! Quindi se noi lo eleggiamo a protagonista, sarà un tempo protagonista: com'è che si riesce a individuare un tempo "protagonista"? Lo si individua quando si riesce a comporlo o determinarlo in modo inconsapevole, cioè non rendendosi conto dello scorrere del tempo ma avendo la coscienza che è trascorso. Questa equazione si realizzerà attraverso l'azione di altri elementi. Noi abbiamo sviluppato questa ipotesi durante il progetto di Morte funesta e a un certo punto ci siamo accorti che lavorando sugli spazi, su questo testo e su un solo suono, in realtà quello che emergeva come dato fondamentale, era il tempo, cioè il tempo trascorso nel pensare o nell'essere sottoposti alle azioni, a quelle determinate azioni che erano condotte dallo spazio esistente e dalla luce o dal suono che sono gli "elementi" di questo tipo di teatro». [...]
 
Giuseppe Bartolucci, Lorenzo e Achille Mango, Per un teatro analitico esistenziale - Studio Forma - Torino, 1980, pp. 33-35

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