Balla-Stravinskij, Stein e Toklas, Savinio
VIAGGIO SENTIMENTALE... E OLTRE

spettacolo in tre atti da:
Feu d'artifice di Giacomo Balla-Igor Stravinskij
Food-Murder in the Kitchen di Gertrude Stein e Alice Toklas
Les Chants de la mi-mort di Alberto Savinio

regia Simone Carella
in colaborazione con Ulisse Benedetti

ricostruzione delle scene di
Domenico Bianchi, Gianni Dessì, Marco Pistolesi
interpreti
Corine Young, Charlene Bogen, Antonello Neri

Beat72 - 27 maggio 1976, Roma

[...] «CARELLA: Viaggio sentimentale era come un momento felice, dopo la scoperta confessione avvenuta con Autodiffamazione, un momento che deriva sempre dalla riflessione sul ruolo delle avanguardie storiche, senza porre però dei problemi perché nasceva da un desiderio, quello di ricostruire la scena di Balla per Feu d’artifice, ricostruire questo balletto senza ballerini, di cui avevo visto alcune riproduzioni, per esempio il modellino che ne era stato costruito all’Obelisco. Era un momento felice perché era bello costruirlo […] Questo balletto senza ballerini continuava la storia di questo teatro senza attori, in quattro minuti ci sono sessanta cambi di luci, che non sono casuali ma ben definiti. Attraverso l’analisi del progetto di Balla, cioè del suo prospetto luci, abbiamo riscoperto l’importanza di certi luoghi luminosi che sono del teatro tradizionale, esemplari per la loro razionalità […]

[…] L’idea era quella di porre un problema che di solito viene trascurato, o meglio di sottolineare l’evidenza della contemporaneità di esperienze diverse dell'avanguardia storica, per cui accanto al futurismo c’erano il surrealismo, il dadaismo, il cubofuturismo russo, il Teatro d’Arte di Mosca, eccetera. Allora accanto al Balla futurista proprio gloriosamente futurista, volevo mettere Savinio, e la scelta di Chants de la Mi-Mort nasceva anche quella da un fatto occasionale, perché ricordavo che nell’Antologia dell’Humor noir nel pezzo di Savinio c’era una piccola nota da un giornale dell’epoca, che diceva che quando Savinio esegue al pianoforte Les Chants de la Mi-Mort alla fine dell’esecuzione gli sanguinano le dita.* […] 

* ["Alberto Savinio aveva previsto un accompagnamento musicale ai Chants de la Mi-Mort. «Non possiamo tacere - scrive il critico musicale delle Soirées de Paris - del modo in cui Savinio interpreta le sue opere al piano. Esecutore di abilità e forza incomparabili, questo giovane compositore, che odia la giacca, sta in piedi davanti allo strumento in maniche di camicia, ed è uno spettacolo singolare vederlo dimenarsi, urlare, fracassare la pedaliera, descrivere mulinelli vertiginosi, pestare coi pugni nel tumulto scatenato delle passioni, della disperazione, della gioia… Dopo ogni pezzo bisognava pulire i tasti dal sangue che li macchiava»”. André Breton, Antologia dello humor nero, Einaudi, Torino 1970, pp. 304-305, n.d.r.]

[…] la musica dello spettacolo doveva essere rappresentata dal coro di due ragazze, che recitavano due brani intrecciati, un testo teatrale di Gertrude Stein e uno dal Libro della cucina di Alice Toklas, che mi interessavano prima di tutto per la lingua, l’americano […] perché ritengo che il suono americano sia il suono dei nostri giorni, quello che più ci condiziona non solo a livello fonetico, un suono comune e importante, […] come dire che oggi se un attore vuole imparare a recitare secondo me si deve esercitare su quel tono, non dico che deve recitare in inglese, ma deve ascoltare quel tuning […] l’attore deve essere in grado di capire quanto di musicale può produrre attraverso la sua voce. […] Per questo penso che nessuno può dire a un attore quello che deve fare tanto meno il regista, anzi forse lui è l’unico che glielo può impedire nella misura in cui gli impone quello che vuole fare lui, per questo non è che faccio un teatro di attori, ma mi piacerebbe che ci fossero degli attori in grado di sviluppare indipendentemente delle loro idee, come un’equipe di tecnici. E in Viaggio sentimentale la cosa è riuscita. […]

[…] L’interpretazione delle due ragazze consisteva nella lettura dei due libri che tenevano in mano. Erano poste nella prima fila degli spettatori, quasi a invaderne lo spazio, di spalle, illuminate soltanto da due raggi laterali, e parlavano essenzialmente tra loro, una il pezzo di Alice Toklas, degli omicidi che si commettono in cucina; e l’altra invece il pezzo di Gertrude Stein con il suo gelido elenco, solo una nomenclatura di ricette di cucina o di tipi di pesce […]

QUADRI: Il montaggio dei due pezzi era stato fatto da loro personalmente?

CARELLA: Si, come una cosa che soltanto loro potevano capire, perché erano anche amiche come la Stein e la Toklas: isolare quindi un momento confidenziale, capace poi di produrre un intreccio così fitto che potesse sviluppare ampiamente questa sonorità, che andava contrapposta all’esplosione di suoni e di luci di Balla, della musica di Stravinskij. Questo poi permetteva anche la liberazione dello spazio per cui potesse venir fuori il pezzo finale per piano.

QUADRI: Dove veniva dato per presente al piano, sotto le spoglie di Antonello Neri, l’autore stesso, così come Stein e Toklas erano in certo qual modo evocate in prima persona... » […]

 

Franco Quadri, L’Avanguardia teatrale in Italia (materiali 1960-1976), vol. 2, Einaudi, Torino 1977, pp. 577-582

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